Festa Patronale
"Lancio della Mongolgiera (u pallon)"
viene usata carta da taglio per Kg 65
farina per la colla 25 Kg
spago 12 Kg
tre verghe di legno per formare il cerchio dell’imboccatura
decorazione di carta, limitata per non appesantirlo
I dati del pallone:
altezza 21 m
circonferenza massima 42 m
diametro imboccatura 3 m
peso q.li 1,20
Tecnica di lancio: il rigonfiamento avviene come da antica tradizione
mediante il fumo sprigionatosi da un mucchio di paglia di orzo. Ad un cenno
convenuto, colui che è posizionato sul terrazzo dell’edificio addetto a reggere
la fune ancorata all’estremità del pallone, la recide con colpo secco ed il
pallone, non più trattenuto, si libera nel cielo stellato di una notte di
settembre, fra il tripudio degli astanti.
A tal proposito c’è un proverbio: per indicare che una persona ha superato certi
limiti di agiatezza, o che un atto viene portato in porto favorevolmente, si usa
dire “jé passàte u pallone u palazze” riprendendo l’antica condizione che il
pagamento al costruttore avveniva allorquando il pallone avesse superato il
palazzo.
L’idea di lanciare il primo pallone la ebbe l’allora Arciprete Domenico
Falconi per poter festeggiare la sua nomina a Vescovo della diocesi. Si era nel
1848 e attraverso suppliche, petizioni rivolte al Re borbone Ferdinando II da
parte di probi cittadini, ma fidando nell’opera di Felice della Torre,
acquavivese e tenente colonnello dell’esercito borbonico, dietro la spinta non
trascurabile del fratello dell’Arciprete, Ministro della Real Casa Napoletana,
il re nominò Vescovo don Domenico, quale prerogativa di essere capo della Chiesa
di Acquaviva, perché Chiesa Palatina, cioè Chiesa del Re.
Durante il soggiorno napoletano, Mons. Falconi conobbe un laborioso artigiano a
nome Giacomo Squicciarini. Costui aveva ricevuto in dono da un monaco il
progetto per la costruzione di un gigantesco pallone. Il progetto consisteva
nella cosidetta “fersa”, cioè la 18° parte longitudinale del pallone, ancor oggi
modello di base le cui dimensioni sono tenute segrete. Ad Acquaviva era
consuetudine lanciare palloni ridotti nelle dimensioni, sin dal 1794 ed il
ritrovamento del programma dei festeggiamenti del 1843 ne è la conferma. Al
rientro ad Acquaviva di Mons. Domenico Falconi furono approntati solenni
festeggiamenti che coincisero con la festa patronale del primo martedì di
settembre. Difatti, in quel giorno del 1848 venne lanciato il primo pallone.
Salvo qualche rettifica aerodinamica, il pallone di oggi è lo stesso di 160 anni
addietro. Dopo la morte dello Squicciarini, (detto “strazzaculo”), il segreto
della costruzione passò al proprio figlio Vincenzo e da quest’ultimo a Giovanni
Garofano (detto “u spinuse”) che lo aveva aiutato nel lavoro.
Necessitato a costruire il pallone lungo i corridoi del nuovo edificio
scolastico (1910), il bidello di questa scuola Nicola d’Alò, padre di ben dieci
figli, premiato da Mussolini per aver “incrementato la razza italica”, carpì il
segreto e continuò l’opera della costruzione. Alla sua morte , la “fersa” passò
a Marco d’Alò, l’attuale costruttore. Nelle ore libere, per oltre un mese,
s’impegna in quest’opera con tanta tenacia e devozione, tenuto conto che gli
vengono rimborsate solo le spese vive.
Vi proponiamo alcune immagini