Siamo ad Acquaviva delle Fonti e vi raccontiamo alcuni cenni sulla cittadina:

come arrivare                                       

In Auto: Autostrada A14 (Bologna-Bari-Taranto). Uscita al casello Acquaviva delle Fonti, primo casello dopo Bari nella direzione Nord-Sud, dopo Gioia del Colle nell'altro senso.

In Treno: Linea ferroviaria Bari-Taranto-Reggio Calabria delle Ferrovie dello Stato. Stazione di Acquaviva delle Fonti 40 Km circa dopo Bari, 75 Km circa da Taranto.

In Autobus: Autolinee pubbliche Sita e Scoppio per collegamenti con i paesi lmitrofi e con Bari, Marozzi per collegamenti con Bari e Roma.

In Aereo: Aeroporto di Bari-Palese. Quindi con le Ferrovie dello Stato o Autolinee pubbliche.

IL TERRITORIO

Acquaviva delle Fonti è una cittadina con una popolazione di circa 22.000 abitanti in provincia di Bari ed ha una superficie di 131,01 Km quadrati. E' situata in una conca ai piedi della Murgia barese, ad una altitudine di 300 metri sul mare, a circa 30 km da Bari e 65 km da Taranto.
Confina a nord con il comune di Adelfia, a nord-est con Casamassima, ad est con Sammichele di Bari, a sud con Gioia del Colle e Santeramo in Colle, ad ovest con Cassano delle Murge, a nord-ovest con Sannicandro di Bari.
E' collegata a tutti i comuni confinanti da autolinee pubbliche e private.  Il territorio del Comune costituisce un punto di passaggio obbligato per tutto il traffico automobilistico e ferroviario che proviene dall'Italia settentrionale verso il Meridione. E' infatti attraversato dalla linea Bari-Taranto delle Ferrovie dello Stato, dall'autostrada A14 con l'uscita di Acquaviva che serve i comuni di Sannicandro, Grumo, Cassano, Sammichele, Rutigliano, Casamassima, Conversano, Castellana Grotte, Putignano e i relativi itinerari turistici della Valle d'Itria.
Le sue origini non sono certe. Alcuni studiosi le fanno risalire intorno al IV / V secolo a.C. nella zona di Salentino, a pochi chilometri dall'attuale abitato, su un'altura che domina una fertilissima zona pianeggiante. Probabilmente una maggiore fertilità delle terre più a valle, la ricchezza di acque sorgive che scorrevano nel sottosuolo a pochi metri dalla superficie, o qualche devastazione furono le cause che indussero gli abitanti di Salentino a spostarsi verso l'attuale centro urbano.
Fin dall'età più remota, fu una fiorente città della penisola: il suo nome risulta tra le sedi episcopali dei primi tempi della Chiesa. Durante il Medio Evo fu distrutta dai barbari e gli abitanti superstiti errarono nei dintorni trovando precariamente ricovero in deserti abituri, finché l'imperatore Ludovico II non liberò queste contrade dalle scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni.

L'attuale Acquaviva sorge sui resti degli antichi villaggi di Malano, Ventauro, San Pietro, San Marco, Sant'Angelo e Salentino.
La fertilità delle terre, la presenza di acqua nel sottosuolo, il clima temperato, permisero che Acquaviva si sviluppasse molto rapidamente e molto più degli altri insediamenti della zona e, la presenza delle ricche falde acquifere, nei secoli successivi portò a far aggiugere, al nome Acquaviva, la dicitura «delle Fonti».
Dell'acqua sorgiva sotterranea presente nelle falde, è stato fatto in passato grosso uso per scopi agricoli. Un macchinario denominato noria, nel dialetto locale indicato come la ngegn, permetteva di portare alla superficie l'acqua in quantità tale da essere usato a scopo irriguo. La noria consisteva in un sistema ad ingranaggi dentati, azionato da un animale (generalmente asino o mulo) che veniva fatto girare in circolo in continuazione, dopo che gli erano stati applicati dei paraocchi che toglievano loro la visuale e impedivano che si rendessero conto del movimento circolare. Questo movimento faceva girare una grossa ruota in ferro posta sul pozzo cui erano legati dei secchi che in questa maniera portavano in superficie acqua a ciclo continuo. L'acqua si riversava quindi in grosse vasche di raccolta denominate pal'mmint da cui poi, attraverso una serie di canaletti, arrivava alle culture, generalmente verdure ed ortaggi, grossa risorsa economica per il paese.

LE RADICI

Le origini di Acquaviva non sono certe. Alcuni studiosi le fanno risalire intorno al IV / V secolo a.C. nella zona di Salentino, a pochi chilometri dall'attuale abitato, su un'altura che domina una fertilissima zona pianeggiante. Un'altra tesi vuole che i primi insediamenti acquavivesi risalgano al VI / VIII secolo dopo Cristo. Anche se a Salentino è comunque stata accertata l'esistenza di un antico insediamento, confermata da alcuni scavi effettuati negli anni '70. Gli scavi rivelarono l'esistenza di un nucleo di abitazioni con focolari e portarono alla luce antiche sepolture con scheletri umani.
Probabilmente una maggiore fertilità delle terre più a valle, la ricchezza di acque sorgive che scorrevano nel sottosuolo a pochi metri dalla superficie, o qualche devastazione furono le cause che indussero gli abitanti di Salentino a spostarsi verso l'attuale centro urbano.
Il nome di Acquaviva risulta tra le sedi episcopali già nei primi tempi della Chiesa.
Durante il Medio Evo fu distrutta dai barbari e gli abitanti superstiti errarono nei dintorni vivendo in ricoveri precari finché l'imperatore Ludovico II non liberò queste contrade dalle scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni.
La fertilità delle terre, la presenza di acqua nel sottosuolo, il clima temperato, permisero che Acquaviva si sviluppasse molto rapidamente e molto più degli altri insediamenti della zona.
La presenza delle ricche falde acquifere, nei secoli successivi, portò a far aggiungere, al nome Acquaviva la dicitura «delle Fonti».

LE ORIGINI

L'attuale Acquaviva sorge sui resti degli antichi villaggi di Malano, Ventauro, San Pietro, San Marco, Sant'Angelo e Salentino. Notizie storiche certe si hanno a datare dal XI sec. allorquando il normanno Roberto il Guiscardo concesse in feudo l'abitato di Acquaviva al suo generale Roberto Gurgulione, che aiutò gli acquavivesi durante dall'invasione dei Greci, Saraceni, Franchi.

La fertilità delle terre, la presenza di acqua nel sottosuolo, il clima temperato, permisero che Acquaviva si sviluppasse molto rapidamente e molto più degli altri insediamenti della zona.
E' per la presenza delle ricche falde acquifere che al nome Acquaviva, in seguito, è stata aggiunta la dicitura «delle Fonti».

Dell'acqua sorgiva sotterranea presente nelle falde è sempre stato fatto un grosso uso per scopi agricoli. Un macchinario denominato noria, nel dialetto locale indicato come la ngegn, consentiva di portare l'acqua in superficie in quantità tale da essere usato a scopo irriguo.
La noria consisteva in un sistema ad ingranaggi dentati, azionato da un animale (generalmente asino o mulo) che veniva fatto girare in circolo in continuazione dopo che gli erano stati applicati dei paraocchi che toglievano loro la visuale e impedivano che si rendessero conto del movimento circolare. Questo movimento faceva girare una grossa ruota in ferro posta sul pozzo cui erano legati dei secchi che in questa maniera portavano in superficie acqua a ciclo continuo. L'acqua si riversava quindi in grosse vasche di raccolta denominate pal'mmint da cui poi, attraverso una serie di canaletti, arrivava alle culture, generalmente verdure ed ortaggi, grossa ricchezza del tempo.
Normanni, Angioini, Aragonesi, Ungheresi e Lussemburghesi dominarono in successione Acquaviva. Questo succedersi vertiginoso di governanti prepotenti e ambiziosi, portarono spesso alla distruzione Acquaviva. Nell'anno 1450 fu addirittura rasa al suolo e riedificata.
Un periodo di pace e di benessere Acquaviva lo ebbe con la salita al trono della Regina Giovanna nel Regno di Napoli e, nel 1497, fu addirittura insignita del titolo di Città.
Con la restituzione del feudo di Acquaviva a Federico D'Aragona re di Napoli, tornarono angherie e sopraffazioni e lutti.
Nel 1664 il Marchese Carlo I De Mari, insignito l'anno successivo con il titolo di Principe, ricco possidente genovese, acquistò Acquaviva per 216 ducati. La dinastia dei De Mari commise abusi e prepotenze sulla polopazione tra cui il credenzerato ossia la tassa sui maritaggi.
Calamità atmosferiche, terremoto, siccità e pestilenze si susseguirono in quegli anni. Nel 1656 un'epidemia di peste interessò tutta la Puglia. Nei paesi del circondario di Acquaviva la peste si propagò a macchia d'olio e infierì mietendo molte vittime. Acquaviva fu preservata miracolosamente da tale contagio. Gli Acquavivesi attribuendo il miracolo all'intercessione ed alla benevolenza della Madonna di Costantinopoli, Protettrice del paese, si impegnarono a offrirLe in suffragio trenta pezze. Ogni anno questa tradizione viene rinnovata in occasione delle feste in onore della Madonna che si celebrano al primo martedì di Marzo ed al primo martedì di Settembre.